mercoledì 6 marzo 2019

"Non voglio lo sconto, ho bisogno della tua fiducia!"

salve a tutti, 
oggi vorrei parlarvi di "disturbi specifici dell'apprendimento" e della mia esperienza nel dare supporto a bambini e ragazzi con tali difficoltà. Mi capita spesso che molti genitori mi chiedano di aiutare i propri figli con piccole ripetizioni, soprattutto quei bambini che frequentano spesso il mio Atelier.
Alcuni di questi bambini hanno già delle insegnanti di sostegno preso le scuole di appartenenza o magari vengono anche seguiti esternamente da supporti specifici come logopedisti e psicologi.
La cosa che mi ha meravigliata è che in alcuni casi, a questi bambini,vengono tolti dalla programmazione di determinate materie alcuni argomenti che a mio avviso sono fondamentali per costruire delle buone basi per i temi che verranno trattati successivamente lungo il loro percorso di studi. Ho visto casi dove vengono messi letteralmente da parte le tavole pitagoriche per le tabelline in favore di calcolatrici di ultima generazione, o ancora bambini che non sanno usare il dizionario; eppure però i docenti pretendono che svolgano esercizi ben più complessi di semplici operazioni di moltiplicazione o di ricerca di termini sul dizionario.
Io, invece, credo fermamente che la mente ha bisogno di un buon piano di allenamento, soprattutto quando vi sono delle evidenti difficoltà di apprendimento o difficoltà di memoria.
Intendo dire che a un bambino con difficoltà nel ricordare delle cose non va fatto uno sconto sul programma e non ha bisogno di qualcuno come mamma e papà che ricordi le cose al suo posto; al contrario ha bisogno di essere circondato da persone che ripongano in lui la loro fiducia, che con pochi esercizi e stratagemmi lo aiutino e lo spronino a superare tale difficoltà.
A tal proposito mi viene in mente l'esercizio dei "post-it", memorizzare tramite una piccola sollecitazione come un bigliettino appeso sullo zainetto piuttosto che alla porta della cameretta; ricordo che da piccola la nonna faceva un fiocco intorno al dito con un nastrino per ricordare qualcosa, beh di sicuro non andava in giro con l'agenda, ma questo era un buon metodo per ricordare.
Ancora, a un bambino o ragazzo con difficoltà di apprendimento, a mio avviso non è giusto togliere concetti basilari perchè a nostro avviso sono troppo difficili per loro.
La fiducia che noi riponiamo in loro si trasforma in essi in autostima e per questo che non va in alcun modo logorata; un bambino con difficoltà che viene portato in un'altra classe perchè i suoi compagni studiano argomenti che secondo noi adulti per lui risulterebbero difficili, mina la fiducia che lui ripone in se stesso. I bambini devono confrontarsi anche e soprattutto con esperienze difficoltose affinchè riescano a superarle e cosi a migliorare la concezione di se.
E' normale che questi bambini debbano essere sostenuti e guidati, ma sempre lasciati liberi di sperimentare; solo cosi possono allenarsi a superare le loro difficoltà.
Questi ragazzi affrontano ogni giorno il triplo delle difficoltà affrontate dai loro coetanei nello studio di nuovi argomenti, credo fermamente che una didattica esperienziale possa essere la chiave giusta per accompagnarli lungo il cammino, donare loro un metodo per superare le difficoltà non solo scolastiche ma di vita quotidiana.
Ricondurli ad esperienze elementari come il contare sulle dita, donare loro piccoli strumenti che si appoggino ad esperienze tattili, migliora sicuramente la memorizzazione dei concetti.
Presentare a questi bambini anche argomenti ostici sotto forma di gioco tattile, usare parole del loro vissuto quotidiano per tradurre i concetti in esperienza vissuta, li condurrà sicuramente ad appropriarsi di tali argomenti, di metabolizzarli, di tradurli nel proprio linguaggio interiore.
Credo fermamente che la scuola sia un mezzo per tutti i bambini per costruire la propria identità personale e questo mezzo deve essere straripante di esperienze positive anche nel dialogo con coetanei e docenti, vi è un bisogno enorme di umanità, di relazioni vere, di condivisione dei saperi, di ricevere  e donare fiducia.





venerdì 8 febbraio 2019

EDUCARE ALL'ASCOLTO

Salve a tutti,
oggi vorrei parlare di "Ascolto", comprendo bene che quando ci riferiamo a bambini molto piccoli la soglia di attenzione è molto limitata, a meno che non si riesca ad attirare in modo singolare la loro attenzione e comunque non restano concentrati su ciò che gli proponiamo per più di pochi minuti.
Però in bambini un pò più grandi, dai 5 anni in su, educatori e genitori, abbiamo l'esigenza di invogliarli all'ascolto soprattutto quando è necessario spiegare loro delle attività da svolgere.
Fermiamoci per un attimo e riflettiamo su come eravamo noi da piccoli...
Non eravamo molto interessati alle parole, il nostro unico desiderio era correre a giocare.
Allora come poter invogliare i nostri bambini ad un ascolto attento di ciò che abbiamo desiderio di condividere con loro?
Io inizierei dal fatto che per fortuna ogni bambino è un essere unico e speciale e ciò che va bene per un bambino non va bene per un altro....All'interno di un gruppo di lavoro però è essenziale canalizzare l'attenzione di tutti su una determinata attività, proprio per questo la prima cosa che mi sento di consigliare è di alternare le attività proposte in modo da toccare l'interesse di tutti.
Detto ciò propongo un gioco: 
"PREDISPONIAMOCI ALL'ASCOLTO"
In che cosa consiste questo gioco? Molto semplice da svolgere, si dispongono i bambini in cerchio, seduti o se preferite in piedi, si chiede loro di respirare e concentrarsi sulla propria respirazione per pochi attimi, in seguito, si chiede di chiudere gli occhi e di ascoltare e ripetere correttamente il ritmo scandito dai battiti delle nostre mani (educatrice\genitore che esegue il gioco).
Noterete che inizialmente ci saranno bambini che anticiperanno e altri che ritarderanno, proprio perchè non sono concentrati sull'esercizio.
L'adulto rispiega il gioco e ricomincia tante volte fino a quando tutti non eseguiranno correttamente il ritmo.Solitamente si spendono all'incirca  15 minuti per giungere alla conclusione del gioco che prevede di contare a ritmo fino a 10, non di più perchè rischiamo poi di annoiare.
Una volta compreso il gioco, i bambini tenderanno a chiedere di continuare, invece, è molto importante interrompere il gioco magari con la promessa di riproporlo presto  anche a fine incontro.
Catturata, cosi, l'attenzione dei nostri bambini, saranno più predisposti ad ascoltare e se qualcuno si distrarrà, potrete richiamarne l'attenzione proponendo una partecipazione attiva a ciò che state condividendo, magari chiamando di tanto in tanto un bambino e fargli dire una parolina "magica" giusto per dimostrare che è concentrato, ecco che allora tutta la vostra attività entrerà a far parte del gioco o se vogliamo sarà il gioco ad entrare nella vostra attività.
Ricordiamo sempre che i bambini apprendono giocando.



lunedì 7 gennaio 2019

LA SCUOLA DI CREATIVITA' DI ATELIER ANZALONE



Per tutti le persone che hanno voglia di scoprire come sono articolati i miei laboratori vi consiglio di ascoltare su "RadioRomaCapitale" (FM 93.00) Lunedi 07/01/2019, a partire dalla mezzanotte, (durante la notte fra Lunedi e Martedi) la mia intervista radiofonica